Stanchezza cronica: cause, sintomi e cosa mangiare per gestirla

La sindrome da stanchezza cronica è un disturbo caratterizzato da un'estrema sensazione di fatica. Vediamo come gestirla, anche con la dieta!
stanchezza cronica

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Hai mai sentito parlare di stanchezza cronica?

Dietro questo termine all’apparenza banale, si cela in realtà una condizione ben più complessa della normale fatica, caratterizzata da sintomi non sempre facili da riconoscere.

Secondo gli esperti, la stanchezza cronica colpisce tra lo 0,4 e l’1% della popolazione mondiale, e può manifestarsi in diverse fasi della vita, prevalentemente nelle donne.

fattori scatenanti possono variare da persona a persona, e sebbene la diagnosi di questo disturbo possa avvenire solamente sotto osservazione medica, esistono alcuni rimedi per prevenirne la comparsa, senza necessariamente dover ricorrere all’utilizzo di farmaci.

Alcune strategie alimentari (come la dieta chetogenica), grazie alla varietà di alimenti proposti e alle specifiche proprietà benefiche di alcuni di essi, permettono di contrastare la stanchezza cronica, aiutandoti a recuperare le energie necessarie per vivere appieno le sfide della vita quotidiana.

Vediamo più da vicino come riconoscere la stanchezza cronica, cercando di capire quali sono gli alimenti e i possibili rimedi che possono aiutarci a guadagnare l’energia perduta.

Cos’è la stanchezza cronica?

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La stanchezza cronica, anche nota come sindrome da fatica cronica o CFS (Chronic Fatigue Syndrome) è una condizione caratterizzata da un persistente senso di fatica dall’origine apparentemente inspiegabile. 

Essa si manifesta indipendentemente dalla quantità o dalla tipologia di attività fisica svolta durante la giornata, e non risulta pertanto collegata al compimento di sforzi particolari o eccessivi. Chi ne soffre, è piuttosto colpito da una sensazione continua di assenza di energie fisiche e mentali, le quali non risultano recuperabili nemmeno dopo lunghe sessioni di riposo (sonno compreso).

In Italia, il disturbo colpisce tra le 200.000 e le 300.000 persone, l’80% delle quali sono donne. L’età di maggiore incidenza si aggira intorno ai 40-50 anni, ma non mancano casi di sindrome da fatica cronica anche tra i più piccoli, spesso ragazzi e ragazze al di sotto dei 15 anni.

Sindrome da stanchezza cronica: le cause

Nonostante i numerosi studi a riguardo, le cause della sindrome da stanchezza cronica risultano ancora difficili da individuare. Le ricerche in merito suggeriscono per ora un’origine multicausale o più probabilmente genetica del disturbo, legata alla presenza di altri tipi di patologie (anche psicologiche) o, in alcuni casi, a fattori ambientali. I più prudenti tuttavia, parlando di un‘eziologia ancora per la maggior parte ignota.

Ad oggi, le varie ipotesi correlate allo sviluppo della stanchezza cronica individuano come possibili cause:

  • disturbi del sistema nervoso centrale, come malattie degenerative ed infiammatorie;
  • infiammazioni virali, causate da virus di Epstein BarrHerpes Virus e altre specie di virus respiratori;
  • infiammazioni batteriche, come la malattia di Lyme;
  • disturbi psicologici come lo stress cronico, la depressione o alcuni disturbi d’ansia;
  • esposizione a forti traumi emotivi dovuti a violenze o eventi particolarmente stressanti;
  • disfunzioni del sistema immunitario, anche se non risulta chiaro quale dei due problemi insorga per primo;
  • squilibri ormonali, che coinvolgono in particolare ormoni ipotalamici, surrenalici o ipofisiari.

Infine, gli studiosi sembrano essere maggiormente d’accordo nell’individuazione di alcuni fattori di rischio:

  • età compresa tra 40 e 50 anni;
  • appartenenza al genere femminile;
  • particolare predisposizione a patire lo stress.

Quali sono i sintomi della stanchezza cronica?

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Come anticipato, il sintomo principale della stanchezza cronica è la presenza persistente e duratura di un senso di fatica generalizzato, al quale non è possibile rimediare semplicemente riposando.

Per poter parlare di sindrome da stanchezza cronica inoltre, occorre che si manifestino per un periodo di almeno 6 mesi uno o più dei seguenti sintomi:

    • dolori alle articolazioni, anche rimanendo in posizione ferma;
    • dolori muscolari immotivati;
    • linfonodi ingrossati nella zona del collo e delle ascelle;
    • mal di testa frequenti e intensi;
    • mal di gola ricorrente;
    • stanchezza intensa anche dopo molte ore dalla conclusione di attività fisica e/o sforzi di altra natura;
    • sonno leggero o poco riposante
    • mancanza di memoria e concentrazione;
  • irritabilità;
  • difficoltà a prendere sonno.

Se dovessi riscontrare uno o più dei sintomi sopra riportati per diversi mesi, senza che il sonno o il riposo prolungato ne determinino il miglioramento, il consiglio è quello di rivolgerti al tuo medico tempestivamente.

Molti di questi segnali sono infatti collegati a patologie ancora più gravi della stanchezza cronica, e pertanto necessitano di un monitoraggio presso strutture specializzate. 

Possibili complicazioni

Se non diagnosticata in tempo, la stanchezza cronica rischia di peggiorare notevolmente la qualità della vita di chi ne soffre, rischiando di rendere anche i gesti più ordinari e semplici un ostacolo inaffrontabile. Non sono rari infatti, casi di pazienti affetti dalla sindrome che sviluppano, a distanza di qualche mese, episodi di depressione maggiore

Terapia della stanchezza cronica

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Le varie terapie non garantiscono infatti una guarigione vera e propria, ma sono più che altro finalizzate ad ottenere una progressiva attenuazione dei sintomi. Sempre più specialisti sostengono che l’assunzione di farmaci come antidepressivi triciclici o inibitori della ricaptazione della serotonina rappresentino una soluzione poco efficace e solamente parziale del problema.

A seconda dei casi, i trattamenti farmacologici più diffusi includono:

  • farmaci cortisonici e farmaci antinfiammatori, utili per contrastare il dolore causato da infiammazioni alle vie respiratorie o ai tessuti;
  • farmaci ansiolitici antidepressivi, che hanno il compito di arginare l’effetto negativo della malattia sulla psiche dei pazienti;
  • farmaci ipnotico-sedativi, per migliorare la qualità del sonno.

Oltre ad essi, sono considerate un buon rimedio per i sintomi della sindrome da stanchezza cronica una serie di terapie psicologiche, prima fra tutte la terapia cognitivo-comportamentale.

Quest’ultima infatti, aiuta il paziente a focalizzarsi sulle principali manifestazioni della malattia e a conoscerla così in modo più approfondito, permettendogli di costruire una risposta personale attiva e consapevole utile per affrontare in autonomia i momenti di maggior disagio.

Alla terapia cognitiva comportamentale è spesso affiancata una terapia definita “sull’Esercizio Graduale” (GET) che consiste nello stimolare il paziente a praticare attività fisica in modo crescente. Le attività consigliate dagli esperti in questo senso sono il nuoto e il jogging.

Per rendere un quadro il più possibile esaustivo dei pareri a riguardo, occorre comunque sottolineare che non tutti gli esperti concordano sull’effettiva efficacia di questi metodi.

Il legame tra stanchezza cronica e alimentazione

Il ruolo dell’alimentazione nella gestione dei sintomi causati dalla sindrome da stanchezza cronica sembra assumere una posizione sempre più rilevante all’interno del panorama terapeutico.

Come evidenziato da uno studio recente, alcune alterazioni del microbiota orale ed intestinale possono essere correlate con la comparsa della patologia.

Le principali conclusioni relative al legame tra microbiota intestinale e sindrome da stanchezza cronica hanno portato gli studiosi a delineare l'ipotesi che ci possa essere una componente autoimmune all’origine della malattia.

Un secondo aspetto rilevato riguarda il fatto che sia probabile che l’insorgenza della sindrome sia influenzata anche da fattori ambientali, e quindi dagli stili di vita condotti dai soggetti interessati. Andando ad agire in modo mirato sull’alimentazione è possibile tenere sotto controllo alcuni biomarcatori connessi alla stanchezza cronica.

Combattere la stanchezza cronica con la dieta chetogenica

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Il sintomo più comune ed invalidante della stanchezza cronica è rappresentato da un senso diffuso e persistente di affaticamento.

Come noto, la dieta è un fattore determinante per fornire al corpo l’energia di cui ha bisogno, e se basata sull’assunzione di cibi ad alto valore energetico, può aiutare in modo consistente a contrastare la comparsa di sintomi come stanchezzamancanza di concentrazione, e irritabilità.

In particolare, la dieta chetogenica risulta una strategia alimentare di elezione per combattere la stanchezza cronica. Perché? Perché gli alimenti in essa contenuti sono conosciuti per la loro capacità di aumentare i livelli di energia disponibili all’organismo.

La dieta chetogenica è altamente energetica e rigenerante, in quanto facilita l’avvio della chetosi, ovvero la produzione di energia tramite il consumo di grassi accumulati. Quest’ultima inoltre, aiuta a stabilizzare i livelli di glicemia, aiutando l’organismo a non ricercare continuamente la propria fonte energetica nei carboidrati

Essa inoltre, promuove una maggiore assunzione di fibre, fondamentali per nutrire in modo corretto i batteri intestinali, preservando le caratteristiche di un microbiota sano. Anche l’alta percentuale di alimenti fermentati inclusi nella dieta chetogenica risulta fondamentale per aumentare la quantità di probiotici essenziali per la sopravvivenza dei microbi sani dell’intestino. Vediamo quindi quali sono gli alimenti energetici contenuti nella dieta chetogenica più indicati per alleviare i sintomi della stanchezza cronica.

Alimenti chetogenici contro la stanchezza cronica

stanchezza cronica dieta chetogenica 2

Premesso che è ormai appurato dalla comunità scientifica che una dieta a basso contenuto di carboidrati risulti più in linea con le reali esigenze nutritive dell’organismo, esistono alcuni alimenti chetogenici particolarmente capaci di aumentare i livelli di energia complessiva.

Se assunti regolarmente possono aiutare a combattere sintomi come la mancanza di concentrazione e la spossatezza. Essi includono:

  • uova, un alimento ricco di proteine e ottimo per fornire anche in piccole quantità elevati livelli di energia capace di durare nel tempo. Esse contengono leucina, un amminoacido dalle proprietà stimolanti ed energizzanti a livello cellulare.
  • semi e frutta a guscio, come mandorle noci, aiutano ad aumentare l’energia in quanto ricchi di grassi Omega 3 di origine vegetale. Essi rappresentano inoltre un’ottima fonte di fibre.
  • pesci grassi, come salmone e tonno, contenenti acidi grassi sani e vitamine del gruppo B. I grassi sani Omega 3 sono in grado di combattere gli stati infiammatori, i quali causano notoriamente affaticamento. La vitamina B12 inoltre, stimola la produzione di globuli rossi e regola l’azione energizzante del ferro.
  • verdure a foglia verde, come lattugaspinaci e cavolo riccio, ricchi di sali minerali essenziali come ferrocalciopotassio e magnesio. Questi microelementi sono strettamente correlati al mantenimento di un livello di energia adeguato, e assunti in quantità adeguate permettono di eliminare il senso di fatica.

Infine, oltre a fornire all’organismo importanti sostanze nutritive anti-stanchezza, i cibi ammessi dalla dieta chetogenica sono noti anche per la loro capacità saziante. Un senso di sazietà adeguato è la prima chiave per supportare non solo il corpo, ma anche la mente.

Maggiori livelli di gratificazione psicologica sono infatti correlati ad uno stato generale di salute complessivo più costante e duraturo nel tempo. Un'alimentazione ricca e soddisfacente risulta indicata per diminuire le manifestazioni e alleviare la sintomatologia degli episodi depressivi.

Cibi da evitare

stanchezza cronica dieta chetogenica 3

La stanchezza non è solo la conseguenza di una mancanza di sonno profondo o di un’eccessiva attività fisica.

Molti sintomi legati alle manifestazioni croniche di affaticamento sono correlate con l’assunzione di alimenti dannosi, i quali pesano sulle funzioni gastrointestinali e non permettono all’organismo di ricavare l’energia necessaria per svolgere adeguatamente le proprie reazioni biochimiche basilari.

Tra i molti alimenti inclusi nei vari tipi di dieta più diffusi, vi sono alcuni cibi fortemente sconsigliati a chi soffre di stanchezza cronica. Ecco quindi un elenco di alimenti da evitare per tornare a vivere in modo più sano eliminando la fatica:

  • pasta e pane. Gli alimenti ricchi di carboidrati determinano un rapido raggiungimento del picco glicemico, che determina rilascio di insulina. Quest’ultima interviene per indurre l’accesso degli zuccheri nelle cellule, diminuendo quindi l’indice glicemico nel sangue. Tale processo è correlato con la comparsa di fenomeni di stanchezza e maggiore affaticamento. Gli zuccheri inoltre, tendono a causare fenomeni di dipendenza chiamati “carb craving”, potenzialmente dannosi per la salute;
  • caffeina. Questa sostanza viene tipicamente assunta per le sue proprietà energetiche sotto forma di caffè, tè e bevande fredde gassate. Se da un lato è vero che una moderata assunzione di caffeina (40-300 mg al giorno) aumenta l’attenzione, il suo abuso l’abuso può invece aumentare esponenzialmente irritabilità e nervosismo e irrequietezza; inoltre, essa crea dipendenza, provocando una sensazione di stanchezza che compare nei momenti di astinenza;
  • alcol. Anche l’alcol, se assunto in dosi eccessive, può dare luogo a fenomeni di sonnolenza, peggiorando tuttavia la qualità complessiva del sonno. I suoi effetti tossici sull’organismo determinano inoltre la comparsa di carenze nutritive e di stress, capaci di aumentare il senso di stanchezza.

La dieta chetogenica scoraggia fortemente il consumo di questi alimenti, contribuendo a tutelare l’organismo dalla loro potenziale azione dannosa, infiammante e stressante.

Conclusione

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La sindrome da stanchezza cronica è un disturbo complicato caratterizzato da un'estrema sensazione di fatica, che dura per almeno sei mesi e che non può essere completamente spiegata da una patologia medica sottostante. La stanchezza peggiora con l'attività fisica o mentale, ma non migliora con il riposo.

Altri sintomi caratteristici, tra gli altri, sono:

  • la sensazione che il sonno non giovi al ristoro;
  • difficoltà di memoria, attenzione e concentrazione;
  • alcuni sintomi neurologici, come le vertigini, che peggiorano quando ci si sposta da sdraiati o da seduti in piedi.

È opportuno consultare il medico se si presentano questi sintomi, che potrebbero essere legati alla stanchezza cronica, ma non solo.

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