I sintomi iniziali del diabete sono spesso molto diversi da quelli che normalmente ci si aspetterebbe, e spesso colpiscono senza lasciare traccia. Talvolta, essi si configurano come piccoli fastidi, ma nascondono in realtà una condizione clinica preoccupante.
Fortunatamente, un insieme di pratiche e abitudini sane può aiutare a prevenire lo sviluppo della patologia, soprattutto se riconosciuta per tempo.
Lo sapevi che in molti casi si può intervenire durante il prediabete e ridurre al minimo i rischi di sviluppare il diabete di tipo 2?
Emerge quindi chiaramente come una corretta auto-osservazione ed un consulto tempestivo con il medico possano aiutare concretamente a trattare il diabete nelle sue prime fasi, cruciali per una migliore gestione del benessere futuro.
Se anche tu hai la curiosità di conoscere meglio le manifestazioni del diabete e le possibili complicazioni, di seguito trovi un elenco dettagliato di sintomi del diabete iniziali, al mattino, sulla pelle, ma anche sintomi del diabete notturni e meno frequenti.
Tutto questo, non prima di aver imparato a riconoscere tutte le differenze tra le principali tipologie di malattia diabetica, vale a dire il diabete mellito di tipo 1 e il diabete mellito di tipo 2.
Diabete di tipo 1 e di tipo 2: quali sono le differenze?


Il diabete mellito di tipo 1 e quello di tipo 2 condividono una serie di manifestazioni simili, anche se le cause che portano a sviluppare le patologie sono piuttosto differenti.
Il diabete di tipo 1 rientra nella categoria delle cosiddette malattie autoimmuni, in quanto improvvisamente gli anticorpi demandati alla difesa dell’organismo iniziano a distruggere le cellule beta del pancreas, il quale smette di produrre insulina.
Senza insulina, l’organismo non riesce più a controllare i livelli di glucosio nel sangue, e questi ultimi crescono vertiginosamente (iperglicemia) fino a dare luogo ai sintomi del diabete. Ad oggi purtroppo, non si conoscono le cause di questa risposta immunitaria incontrollata, la quale rappresenta circa il 10% dei casi totali di diabete in Italia.
Il diabete mellito di tipo 2 è invece molto più diffuso, è determinato da numerosi fattori e può essere prevenuto adottando uno stile di vita sano. Certo, vi sono casi in cui la familiarità genetica di questo disturbo è alta, ma evitando cattive abitudini come sedentarietà, consumo eccessivo di zuccheri, fumo e conseguente sovrappeso è assolutamente possibile non cadere nella trappola del diabete, eliminando l’iperglicemia.
L’eccesso di zuccheri nel sangue è il primo nemico da combattere. Se protratta a lungo infatti, l’iperglicemia passa da condizione silente e subdola a vera e propria patologia diabetica. Oltre alle due tipologie indicate vi è poi un terzo tipo di diabete diffuso, ovvero il diabete gestazionale tipico della gravidanza. Tale patologia, fortunatamente, tende a scomparire dopo il parto.
Diabete di tipo 1: sintomi per riconoscerlo nelle fasi iniziali


I sintomi del diabete di tipo 1 sono numerosi e prevedono un esordio acuto, spesso associato a disturbi come febbre e mal di testa. Tra i principali sintomi iniziali o sintomi d’esordio rientrano:
- bisogno frequente di urinare, noto come poliuria. Il soggetto colpito da diabete inizia a produrre urine per una quantità superiore a 2 litri al giorno, anche senza aver scelto di aumentare i liquidi introdotti tramite bevande;
- aumento della sete (polidipsia), in conseguenza alla maggiore quantità di urine espulse e al rischio di disidratazione;
- aumento della fame ma dimagrimento inaspettato, una condizione nota come polifagia paradossa;
- debolezza muscolare;
- stanchezza generale.
Queste manifestazioni compaiono improvvisamente, e comportano alcuni cambiamenti nella vita di tutti i giorni. Ciò avviene poiché il corpo ha improvvisamente smesso di produrre insulina.
Senza tale ormone, l’organismo non riesce più a utilizzare il glucosio normalmente contenuto nel cibo (i carboidrati e gli zuccheri). Ciò lo obbliga a utilizzare grassi e proteine come carburante, causando un aumento della stanchezza e una perdita degli accumuli di muscolatura e tessuto adiposo (da qui il dimagrimento).
Tale fenomeno è noto come chetoacidosi diabetica, la quale comporta una produzione incontrollata di corpi chetonici e un’acidificazione del pH, la quale può culminare in sintomi come vomito, disidratazione, confusione mentale e affaticamento con respirazione difficoltosa.
Complicazioni del diabete di tipo 1


Se riconosciuto per tempo, il diabete di tipo 1 non produce ulteriori sintomatologie, a meno che chi ne è colpito eviti di sottoporsi a opportune cure. Il trattamento d’elezione per questa variante della malattia è infatti la somministrazione di insulina al paziente, il quale può pertanto proseguire la sua vita in modo normale semplicemente seguendo le indicazioni del medico.
In caso contrario, se l’iperglicemia permane a lungo, ovvero se il valore a digiuno supera i 125 mg/dl, i pazienti possono sperimentare:
- visione offuscata;
- secchezza cutanea in tutto il corpo (xerosi);
- difficoltà di guarigione delle ferite;
- prurito frequente;
- ipertensione;
- dolori o lesioni ai nervi (neuropatie);
- disturbi a carico dei reni;
- incontinenza;
- stitichezza, nausea, diarrea e altri sintomi gastrointestinali;
- maggiore tendenza a sviluppare infezioni.
La medesima sintomatologia è visibile anche nel diabete infantile.
Sintomi del diabete di tipo 2


Prima di descrivere i sintomi del diabete del secondo tipo, è bene premettere che questa patologia, al contrario del diabete di tipo 1, tende a comparire solo dopo i 30-40 anni. Essa presenta infatti una forte incidenza nei pazienti di mezza età o anziani, e in Italia colpisce ben 4 milioni di persone, pari al 6% della popolazione.
L’insorgenza del diabete mellito di tipo 2 è lenta e difficile da riconoscere. Spesso infatti, chi ne soffre scopre di essere diabetico solamente grazie alle analisi del sangue effettuate per altri motivi, e ravvisa livelli di glucosio nel sangue, a digiuno, superiori a 100 mg/dl (prediabete) o 125 mg/dl (diabete vero e proprio).
L’iperglicemia è alla base della malattia, ma come nel caso del diabete di tipo 1 non lascia tracce immediate. Solo dopo diversi mesi o anni di livelli elevati di glucosio nel sangue è possibile ravvisare:
- minzione frequente, particolarmente concentrata nelle ore notturne;
- secchezza degli occhi e della pelle;
- aumento della sete;
- difficoltà di guarigione delle ferite;
- aumento dei casi di candida genitale e forti pruriti;
- spossatezza e stanchezza cronica.
A mancare è tuttavia un sintomo tipico del diabete di tipo 1, ovvero l’aumento dell’appetito seguito da dimagrimento.
Altri segnali allarmanti sono la presenza di zucchero nelle urine, l'ipertrigliceridemia e la presenza di molto acido urico nel sangue.
Tra le complicanze del diabete di tipo 2 rientrano la chetoacidosi, l’aumento da 2 a 4 volte di sviluppare malattie cardiovascolari, le neuropatie, e i danni ai reni.
Anche la retinopatia, ovvero il danno alla parte posteriore dell’occhio (retina) è spesso causata dal diabete. L’iperglicemia comporta infatti un progressivo deterioramento dei vasi sanguigni oculari. Questa condizione può portare alla cecità, ma solitamente non insorge prima dei 10 anni di diabete incontrollato.
Diabete: sintomi ai piedi


Spesso parlando di diabete si sente nominare una complicanza nota come “piede diabetico”. Con tale termine gli specialisti fanno riferimento alla comparsa di ulcere e piaghe ai piedi facilmente tendenti a sviluppare infezioni.
Ciò è dovuto ad un’iperglicemia di lungo periodo che non viene affrontata adeguatamente, e spesso può comportare danni irreversibili. Se le infezioni ai piedi non vengono curate infatti, è altamente probabile arrivare a sviluppare necrosi dei tessuti (cancrena).
Sintomi notturni del diabete
Gli effetti del diabete sul sonno sono un fenomeno utilissimo per scoprire l’insorgenza della malattia.
Secondo numerosi studi infatti, esiste uno stretto legame tra diabete e sonno. La malattia può infatti alterare le normali abitudini notturne, causate da repentini cambi nel livello del glucosio presente nel sangue.
Ecco i possibili segnali notturni del diabete da tenere sotto controllo:
- necessità di alzarsi frequentemente per urinare;
- comparsa di dolori muscolari o alle articolazioni quando ci si corica;
- sindrome delle gambe senza riposo, dovuta alla presenza di neuropatie;
- difficoltà nel percepire la luce o il passaggio tra buio e luce, effetti secondari di una possibile retinopatia.
In alcuni casi, anche le apnee notturne e i russamenti costituiscono un campanello d’allarme per la possibile presenza del diabete. Essi sono in particolare sintomo di insulino-resistenza, un fattore che può facilmente tradursi nella comparsa del diabete di tipo 2.
Sintomi diabete al mattino
Nelle prime fasi di evoluzione della malattia diabetica si assiste di frequente ad un fenomeno troppo spesso sottovalutato, e cioè l’iperglicemia mattutina, anche nota come glicemia alta al mattino.
Spesso, questo fenomeno è dovuto ad abitudini errate come la mancanza del giusto quantitativo di sonno, lo stress o una dieta poco bilanciata e troppo ricca di zuccheri.
Talvolta però si tratta della prima ed unica manifestazione della malattia, la quale fortunatamente può essere ravvisata grazie a semplici esami del sangue, prescritti dal medico.
Chi invece sa già di essere affetto da diabete ma nonostante le cure nota un aumento di glicemia mattutina potrebbe essere andato incontro ad uno dei seguenti fattori:
- assunzione di una dose di insulina troppo elevata, seguita da ipoglicemia nella notte e da un eccessivo consumo di zuccheri per compensare;
- orario errato di somministrazione di insulina durante il giorno precedente;
- pasti eccessivi durante la cena del giorno prima;
- insufficiente somministrazione di insulina;
Per questo motivo, è bene osservare con attenzione le istruzioni del medico, anche qualora si abbia la necessità di partecipare a cene, feste o eventi che implicano un pasto fuori casa o la permanenza prolungata lontano dalla propria abitazione.
Solo così è possibile prevenire la comparsa di glicemia alta e la conseguente tendenza a sviluppare complicazioni.
Diabete: cosa mangiare per prevenire i sintomi


È ora evidente più che mai che tra i primi sintomi del diabete rientri una dose eccessiva di zuccheri nel sangue, i quali a causa di mancanza di insulina o insulino-resistenza non possono giungere correttamente alle cellule e finiscono per accumularsi nei vasi ed essere espulsi dalle urine, danneggiando i reni e altri organi.
Uno dei primi metodi per evitare di contrarre il diabete di tipo 2 consiste pertanto nel ridurre o limitare fortemente l’assunzione di zuccheri tramite l’alimentazione, sopratutto se:
- in famiglia vi sono state una o più diagnosi di diabete mellito di tipo 1 o di tipo 2;
- si sta vivendo una condizione di sovrappeso o obesità (controlla il tuo BMI se vuoi conoscere la tua situazione);
- l’età è superiore ai 40 anni;
- si è dipendenti dall’alcol o dal fumo;
- le abitudini alimentari includono pasti, spuntini o abbuffate a base di dolci, caramelle, prodotti da forno, gelati, creme spalmabili, bibite o altri cibi ad alto indice glicemico.
Tali condizioni, presenti singolarmente o combinate tra loro, aumentano esponenzialmente la possibilità di soffrire prima di glicemia alta, poi di intolleranza glucidica ed infine di diabete.
Dieta a basso contenuto di zuccheri: la proposta chetogenica


Tra le numerose opzioni alimentari che è possibile adottare per evitare l’accumulo di glucosio nel sangue rientrano le cosiddette diete low carb, vale a dire a basso contenuto di carboidrati.
La dieta chetogenica si configura come una delle principali proposte appartenenti a questa categoria, ed in effetti è sempre più impiegata non solo nella prevenzione, ma anche nella gestione del diabete mellito di tipo 2.
Il principio fondante della dieta chetogenica è quello di fornire all’organismo l’energia di cui ha bisogno non tramite gli zuccheri (i quali vengono ridotti ad un massimo di 20-50 grammi netti al giorno), ma attraverso i grassi sani, ovvero i grassi mono e polinsaturi.
Questa strategia ha numerosi benefici sull’organismo:
- riduce la quantità di glucosio presente nel sangue;
- aiuta a ridurre il peso corporeo eliminando il sovrappeso, un fattore coinvolto nell'insorgenza del diabete di tipo 2;
- riduce nettamente l’appetito grazie all’assunzione di alimenti più sazianti contenenti grassi sani;
- permette di assumere maggiori quantità di proteine e supportare la riproduzione delle cellule muscolari;
- favorisce un corretto riposo, spesso minacciato dall’eccesso di zuccheri nella dieta.
I cibi consigliati sono pertanto naturalmente ricchi di grassi sani e proteine, ed includono principalmente uova, carni bianche o rosse provenienti da animali nutriti con erba, pesce azzurro come tonno, sgombro ma anche salmone, avocado e frutta secca.
A questi sono aggiunti i condimenti provenienti da fonti sane come l’olio extravergine di oliva, l’olio di cocco, l’olio MCT, ma anche tutte le verdure a foglia verde e diversi tipi di frutta a basso contenuto di fruttosio.
Ridurre i sintomi del diabete è possibile, anche grazie alla dieta


Come visto, il diabete di tipo 2 è una patologia che tende a svilupparsi lentamente, spesso in modo invisibile.
Per evitare che ciò accada o che i sintomi si acuiscano, puoi intervenire sin da subito adottando uno stile di vita più sano ed un’alimentazione naturalmente povera di zuccheri.
Tali accorgimenti, uniti ad una corretta e frequente pratica di screening e al consulto di uno specialista, rivestono un ruolo centrale nella tutela della salute a breve e lungo termine.
Ciò neanche a dirlo, fa sì che anche chi è soggetto o ha probabilità più alte di sviluppare la patologia diabetica continui a vivere una vita lunga ed appagante, senza per questo rinunciare ai piaceri quotidiani e anzi, vedendo progressivamente scomparire i sintomi ad essa collegati!
2 risposte
Ma chi ha il colesterolo cattivo alto può fare una dieta ricca di grassi come la chetogenica?
Grazie
Rosa Vincenza Monteleone
Ciao Rosa! Secondo gli studi, una chetogenica ben formulata può migliorare i valori del colesterolo ❤️