Prediabete: sintomi, cause e cure dell’intolleranza glucidica

Cos’è il prediabete? Scopriamo come, con una diagnosi ed una terapia, si possono eliminare i sintomi e prevenire lo sviluppo di gravi patologie!

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Sapevi che prima di sviluppare il diabete l’organismo va incontro ad una condizione nota come prediabete?

In presenza di prediabete infatti, il corpo tenta di mettere in evidenza un eccesso di glucosio nel sangue, dando vita ad una serie di sintomi non sempre facili da collegare ad un disturbo metabolico.

Al contrario della malattia diabetica vera e propria però, questa condizione non rappresenta necessariamente una minaccia cronica per la salute: nel corso del tempo, la medicina ha imparato a riconoscere il prediabete e a mettere in atto numerose strategie per contrastarlo.

Se non conoscevi l’esistenza di questo “campanello di allarme” scatenato dall’organismo o stai cercando di documentarti sull’argomento, sei nel posto giusto. In questo articolo ti voglio offrire una panoramica sul prediabete, imparando a riconoscerne i sintomi e descrivendo i modi più efficaci per trattarlo e prevenirlo.

Come vedremo, una maggiore attività fisica, uno stile di vita sano ma soprattutto una dieta povera di zuccheri rappresentano da soli un’efficace prevenzione contro l’insorgenza del prediabete. Ma vediamo subito cosa dice la scienza a riguardo e qual è la migliore definizione di questa condizione.

Che cos’è il prediabete?

Il prediabete, spesso indicato anche con il termine di “iperglicemia”, è una condizione che si manifesta quando la quantità di glucosio nel sangue a digiuno supera i livelli ritenuti normali.

L’aumento di zuccheri registrato in una fase di prediabete però, non è sufficientemente alto per poter parlare di diabete vero e proprio: in questo senso, la caratteristica peculiare dell’iperglicemia è quella di essere reversibile.

Ciò significa che con le dovute cure, chi ha sviluppato il prediabete può far tornare i livelli di glicemia nella norma, riducendo o addirittura eliminando il rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 1 e 2, ma anche in altri tipi di diabete meno frequenti e più subdoli come il diabete LADA (una forma autoimmune di diabete che, al contrario del diabete di tipo 1, impiega molti anni per manifestarsi).

Perché è meglio parlare di intolleranza glucidica?

Ad oggi, proprio per mettere in evidenza la differenza sostanziale tra prediabete e diabete,  i medici preferiscono riferirsi a tale condizione con il nome di intolleranza glucidica.

A dire degli esperti infatti, il prediabete non può essere considerato una patologia vera e propria, quanto piuttosto un fattore di rischio per lo sviluppo del diabete o altre malattie legate all’apparato cardiovascolare.

Utilizzare un nome diverso per riferirsi a questa condizione, aiuta chi la sperimenta a non sentirsi etichettato come malato, e permette di affrontare i sintomi dell’intolleranza glucidica in maniera attiva e con maggiore fiducia.

Come si fa a sapere se si è in prediabete? Valori e diagnosi

Sebbene il prediabete sia un disturbo di tipo silente, esistono dei biomarcatori che possono fare sospettare il rischio di aver sviluppato questa condizione. La diagnosi del prediabete avviene tramite prelievi ematochimici (gli esami del sangue) ed esami orali, volti a rintracciare i livelli di glicemia a digiuno e di tolleranza glucidica in seguito allo stimolo. Più nello specifico, per parlare di prediabete occorre misurare:

  • valori della glicemia a digiuno compresi tra 100 e 125 md/dl
  • valori di intolleranza al glucosio 120 minuti dopo la curva da carico, con livelli di glicemia compresi tra 140 e 199 mg/dl.

Un ulteriore biomarcatore molto utile per la diagnosi è l’emoglobina glicata, la quale se presente in valori compresi tra 42 e 48 mmol/mol indica uno stato di prediabete in corso.

Prediabete: quali sono le cause?

Le cause del prediabete rimangono ancora oggi sconosciute. Alcuni studi evidenziano come vi sia una certa propensione da parte di questo disturbo a manifestarsi in individui che presentano una storia familiare di diabete, ma non è detto che ciò basti a determinare la comparsa dei sintomi.

Una cosa però è certa: la maggior parte degli zuccheri che introduciamo nel corpo proviene dall’alimentazione. Quando la produzione dell’insulina funziona correttamente e questo ormone pancreatico riesce a svolgere il proprio lavoro, gli zuccheri vengono metabolizzati dalle cellule senza problemi.

In caso di prediabete invece, le cellule non riescono ad immagazzinare gli zuccheri come dovrebbero, e ciò si traduce in accumulo di glucosio nel sangue. Si pensa che ciò possa verificarsi più spesso in presenza di alcuni fattori di rischio. Vediamoli subito più nello specifico.

Chi è a rischio di prediabete?

Non tutti rischiano di sviluppare il prediabete allo stesso modo: se come anticipato non è possibile rintracciare delle cause certe di questa condizione, è anche vero che esistono numerosi fattori di rischio collegati all’insorgere del prediabete. Essi comprendono:

  • età superiore ai 45 anni;
  • essere in uno stato di sovrappeso;
  • condurre una vita sedentaria;
  • essere parenti di una o più persone affette da diabete;
  • trigliceridi alti, con valori superiori a 250 md/dl;
  • ipertensione con valori di pressione massima superiori a 140/90 mmHg;
  • livelli bassi di colesterolo HDL, inferiori a 35 mg/dl;
  • aver sofferto di diabete gestazionale;
  • aver dato alla luce un bambino che pesava più di 4 kg al momento della nascita;
  • dipendenza dal fumo, poiché la nicotina è in grado di ridurre la risposta delle cellule all’insulina.

Se nel corso dell’analisi della tua storia clinica o al momento di un esame di routine il tuo medico incontra uno o più di questi fattori, è molto probabile che ti prescriva un esame della glicemia.

In assenza di queste condizioni invece, è sufficiente verificare i livelli di glucosio nel sangue meno frequentemente, ma comunque sempre sotto consiglio medico.

I sintomi del prediabete

Sebbene come visto l’intolleranza glucidica non possa considerarsi di per sé una patologia vera e propria, uno degli aspetti più insidiosi legati alla sua comparsa è l’invisibilità dei sintomi.

Chi è colpito da prediabete infatti, può non accorgersene anche per anni, aumentando così esponenzialmente le possibilità di sviluppare il diabete di tipo 2.

Quando il prediabete avanza incontrastato, si parla di iperglicemia grave, una condizione che può manifestarsi con sintomi come:

  • aumento della sete, noto anche con il nome di polidipsia;
  • frequente stimolo ad urinare o poliuria;
  • aumento della fame;
  • stanchezza;
  • sensazione di malessere diffuso;
  • perdita di peso immotivata;
  • problemi di vista, che appare sfocata;
  • la pelle di nocche, gomiti, ascelle e ginocchia diventa più scura.

In presenza di uno o più di questi segnali d’allarme, rivolgiti immediatamente al tuo medico. Con una diagnosi specialistica ed una terapia mirata, puoi eliminare i sintomi del prediabete e prevenire lo sviluppo di gravi patologie!

Il prediabete porta sempre al diabete? 

La risposta a questa domanda può variare sensibilmente in base agli indicatori e ai riferimenti utilizzati per la diagnosi di prediabete.

Per avere un’idea del legame che intercorre tra le due condizioni però, è possibile basarsi su alcune stime effettuate dal Programma di Prevenzione del Diabete (National Diabetes Prevention Program) sviluppato negli Stati Uniti, a partire da una partnership tra la sanità pubblica e privata.

Tali studi evidenziano che un terzo degli adulti americani sono affetti da prediabete (in totale, ben 96 milioni di persone!). Tra di essi però, 8 su 10 non sanno di averlo.

La latenza della condizione e la difficoltà nel riconoscere i sintomi del prediabete fanno quindi sì che l’11% di questi pazienti non prenda provvedimenti in tempo, e sviluppi il diabete mellito di tipo 2 nel giro di tre anni. Il 25% di essi scopre di esserne affetto entro cinque anni.

In generale quindi, sapere di aver sviluppato il prediabete è un ottimo modo per prevenire la formazione della malattia vera e propria. In alcuni casi infatti, è possibile addirittura far tornare la glicemia a valori nella norma.

Cosa fare in caso di prediabete? Le cure

Curare il prediabete è possibile, e non richiede interventi invasivi per l’organismo.

Una volta stabilito che il corpo è affetto da una forma di insulino resistenza compatibile con l’intolleranza glucidica, esistono diversi modi per affrontare la situazione e riportare alla normalità i livelli di glucosio nel sangue.

Premesso che non esiste alcun farmaco pensato (e approvato) appositamente per la cura del prediabete, la comunità scientifica indica come strategia primaria di trattamento:

  • la modifica della dieta e delle abitudini alimentari errate;
  • la diminuzione complessiva delle calorie assunte;
  • l’aumento della quantità di attività fisica.

Chi si trova in uno stato di sovrappeso può ridurre notevolmente il rischio di sviluppare il prediabete perdendo anche solo pochi chilogrammi (circa il 10% del proprio peso).

Vediamo quindi più nel dettaglio che ruolo può avere la dieta nella prevenzione del diabete, cercando di capire quali alimenti prediligere e quali invece eliminare dall’alimentazione.

Prediabete e dieta: cosa mangiare?

Numerosi studi dimostrano che una dieta caratterizzata da un basso contenuto di carboidrati aiuta a tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue. Non a caso, le diete low carb sono consigliate anche a coloro i quali sono già affetti da diabete di tipo 1 e 2.

La dieta chetogenica per esempio, è un’alimentazione che basa l’approvvigionamento energetico sull’assunzione di grassi sani a discapito di quella dei carboidrati. Essa aiuta l’organismo ad abbattere l’accumulo eccessivo degli zuccheri, contribuendo al mantenimento del peso forma e a quello della glicemia a livelli normali.

Non a caso, diete low carb come la chetogenica vengono sempre più utilizzate per ottenere un dimagrimento sano, ovvero continuando a mangiare alimenti dal basso indice glicemico.

Sono quindi da privilegiare cibi come:

  • carne rossa e bianca;
  • pesce;
  • uova;
  • ortaggi a foglia verde come spinaci, cavoli, bietole, lattuga;
  • avocado;
  • olive;
  • formaggi poveri in carboidrati come feta, formaggi stagionati;
  • frutti rossi.

Con moderazione possono altresì essere consumati anche ortaggi come zuccazucchinecetriolifrutta a guscioyogurt greco, cioccolato fondente con almeno 80% di cacao. Sono ammesse qualora non fosse possibile sostituirle con altri alimenti anche pane e pasta integrali, possibilmente ottenuti da farine alternative a quella di grano.

Per quanto riguarda i cibi da eliminare in presenza di prediabete, essi includono:

  • pane e pasta;
  • verdure amidacee (patate);
  • latte;
  • dolci confezionati e prodotti di pasticceria;
  • gelati;
  • tè e caffè zuccherati.

I medici endocrinologi raccomandano inoltre a chi soffre di prediabete di strutturare la propria alimentazione secondo alcune regole:

  • diminuire l’apporto complessivo di calorie e di grassi saturi in caso di sovrappeso;
  • eliminare dall’alimentazione bibite zuccherate e succhi di frutta;
  • evitare cotture come la frittura e ridurre i condimenti a base di olio e burro;
  • diminuire le porzioni del cibo (anche quando si mangia fuori);
  • scegliere sempre acqua minerale come bevanda;
  • prediligere cotture al vapore, alla griglia o al forno.

Seguendo questi consigli, è possibile contrastare in modo efficace il rischio di infiammazioni e l’accumulo di tessuto adiposo, due condizioni associate con la comparsa del prediabete.

Praticare attività fisica contro il prediabete 

Anche l'aumento dell’attività fisica quotidiana e la pratica costante di uno o più sport sono due ottimi metodi per combattere l’insorgenza del prediabete.

Questo tema tuttavia può apparire ostico per molte persone, le quali per vari motivi prediligono uno stile di vita sedentario.

In realtà, quando si parla di un aumento dell’esercizio non si fa necessariamente riferimento ad allenamenti sfiancanti o a eterne sessioni in palestra: per tenere a bada il livello di glucosio nel sangue, sono sufficienti alcune modifiche alle abitudini di tutti i giorni.

Ecco un elenco di piccoli cambiamenti che puoi mettere in pratica sin da subito per ridurre il rischio di complicanze legate all’intolleranza glucidica:

  • scegliere di fare le scale anziché utilizzare l’ascensore;
  • passare del tempo all’aria aperta per curare il giardino;
  • utilizzare la bici anziché l’automobile per spostarsi durante la bella stagione;
  • parcheggiare l’auto più lontana dal punto esatto in cui recarsi;
  • ritagliare almeno 30 minuti al giorno per fare camminata veloce (bastano 5 giorni su 7).
  • praticare sport con gli amici come tennis, calcetto, yoga o corsa almeno 12 volte a settimana.

Compiendo questi piccoli sforzi più volte al giorno o durante la settimana, è possibile mantenere il peso forma contrastare l’accumulo di zucchero nel sangue. Non solo: anche l’appetito e l’umore subiranno l’influenza positiva di una vita più attiva!

Conclusione: prevenire il prediabete

Se hai sperimentato episodi compatibili con i sintomi presentati in questo articolo, il  consiglio è comunque quello di consultare il tuo medico al più presto.

Intervenire in tempi brevi è essenziale per evitare di sviluppare forme patologiche più gravi, come il diabete di tipo 2 e problemi cardiovascolari.

Se hai iniziato recentemente a guadagnare peso, prova a mettere in pratica alcune delle strategie che ti abbiamo elencato: prevenire il prediabete senza ricorrere ai farmaci non è solo possibile, ma anche divertente. Scegliendo la giusta dieta, inoltre, non dovrai nemmeno rinunciare ai tuoi piatti preferiti!

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