Biohacking: tecniche, dieta ed esercizi per vivere al meglio

Il biohacking è un insieme di pratiche in grado di migliorare le prestazioni del corpo umano e dei suoi processi. Scopriamo quali sono le sue principali tecniche!

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Oggi parliamo del biohacking, una pratica (o meglio, un insieme di pratiche) che consente di migliorare le prestazioni del corpo umano e dei suoi processi fisiologici.

Nonostante un certo scetticismo da parte della comunità scientifica, questo insieme di regole su come programmare meglio sonnoalimentazioneattività fisica e altri aspetti della vita quotidiana sembra essere in continua evoluzione, tanto da essere ritenuto da alcuni una vera e propria disciplina.

Tutti ne parlano, ma in realtà sono ancora in pochi a conoscere in modo completo ed approfondito i fondamenti del biohacking. A ben vedere infatti, i dubbi su questo argomento sono ancora molti: come nasce questo protocollo? Cosa significa essere biohacker? Il biohacking è sicuro?

Se sei interessato a saperne di più, nelle prossime righe trovi un’analisi completa e dettagliata dell’argomento.

Paragrafo dopo paragrafo, scopriremo quali sono le principali tecniche di biohacking, come funzionano e come fare per applicarle in modo sicuro, così da fornire al corpo ciò di cui ha bisogno per funzionare come dovrebbe. 

Cos’è il biohacking?

Biohacking è un termine ombrello sotto al quale rientrano diverse tipologie di filosofie e pratiche (principalmente afferenti al movimento del transumanesimo), spesso di nuovissima elaborazione e pertanto difficili da catalogare in modo esaustivo.

In senso ampio, il biohacking può essere inteso come una disciplina (o uno stile di vita) che si basa sullo studio della biologia del corpo umano e dell’ambiente.

Chi lo pratica è detto biohacker, e si pone come obiettivo:

  • il miglioramento della propria salute, in termini di prevenzione da patologie di qualsiasi tipo, che possono emergere in qualunque fase della vita;
  • l’incremento delle prestazioni fisiche, incentrato sul potenziamento di muscoli, articolazioni, resistenza e agilità;
  • aumento delle prestazioni mentali, come intelligenza, memoria, concentrazione, capacità analitica, ma anche creatività, problem solving, capacità di pensare fuori dagli schemi;
  • l’allungamento della vita, orientato in alcuni casi particolarmente radicali verso il raggiungimento dell’immortalità.

Nonostante un continuo riferimento all’ambito biologico-scientifico, solo una parte delle evidenze esposte da chi pratica biohacking proviene da ambienti controllati come centri di ricerca e laboratori.

La maggior parte delle teorie appartenenti a questo protocollo infatti, è frutto dell’elaborazione dei singoli individui, i quali pur non essendo necessariamente scienziati, hanno scelto di effettuare su se stessi alcuni esperimenti basati su letture e materiali scientifici consultati autonomamente.

Le tecniche di biohacking oggi più diffuse e popolari sono state elaborate da alcuni facoltosi dirigenti e CEO della Silicon Valley, negli Stati Uniti, i quali desiderosi di allungare la propria vita e di rendere il proprio corpo perfettamente funzionante e protetto da invecchiamento, malattie e altre minacce, hanno scelto di studiare a fondo i processi biochimici cellulari.

Il biohacking si colloca quindi a cavallo tra neurofisiologia, biologia e gestione delle informazioni, e viene praticato cercando appunto di “hackerare” i meccanismi di organi e cellule secondo regole ferree di prevenzione e mantenimento di uno stile di vita sano ed equilibrato.

Proprio in quanto “elaborato dal singolo” Il biohacking si presenta inevitabilmente in molte forme. I tre tipi di biohacking oggi più diffusi sono la nutrigenomica, la biologia fai-da-te (DIYBio) e il grinder.

Mentre i primi due sono ricchi di studi ed evidenze su come il corpo interagisca con il cibo e con l’ambiente, l’ultimo rappresenta una zona grigia che necessita di numerose riflessioni etiche, e prevede che chi lo pratica si sottoponga a tecniche e veri e propri esperimenti come trasfusioni o impianti di device tecnologici sottocutanei, talvolta utili ma spesso potenzialmente dannosi.

In questo articolo esporrò le tecniche di biohacking oggi più popolari, le quali possono essere messe in pratica anche da principianti.

Biohacking: tecniche principali per il benessere di corpo e mente 

Essere un biohacker significa applicare le tecniche di biohacking ad una o più sfere della vita, e di conseguenza a tutte le attività più importanti che caratterizzano una giornata tipo.

Ad oggi le tecniche di biohacking vengono infatti applicate alla gestione del sonno, all’alimentazione, all’esercizio fisico ma anche ad ambiti di riflessione più spiccatamente filosofici e psicologici, come la gestione dello stress, la ricerca del significato della vita e il modo di vivere la spiritualità.

Prima di addentrarci nelle doverose riflessioni etiche riguardanti il biohacking, vediamo quindi più da vicino in cosa consistono le principali tecniche di questa disciplina.

Alimentazione e biohacking: la dieta chetogenica

Uno dei motivi principali per cui le persone scelgono di diventare biohackers consiste nella ricerca del peso forma. Per ottenerla, molti scelgono di affidarsi alla dieta chetogenica, un tipo di alimentazione fortemente consigliato da chi pratica biohacking.

Questo particolare regime alimentare si basa sulla riduzione netta del consumo di carboidrati, e venne elaborato agli inizi del Novecento come terapia per l’epilessia infantile. Oggigiorno viene ancora utilizzato per i medesimi scopi, ma la sua efficacia è tale da aver permesso a molte persone di perdere peso in modo veloce e duraturo. Come?

Grazie alla chetosi, il processo fisiologico secondo il quale l’organismo, una volta privato di un certo apporto di glucosio, inizia a produrre energia consumando i grassi, anche noti come chetoni o corpi chetonici.

L’entrata in chetosi e il suo mantenimento rappresentano quindi un vero e proprio “hackeraggio” del metabolismo, il quale smette di basarsi sul consumo di zucchero e predilige invece quello degli accumuli di grasso.

Questo processo, se opportunamente monitorato e praticato per un periodo di tempo idoneo, permette a chi è in sovrappeso di eliminare in fretta i chili di troppo, ma anche di rimanere in forma a chi cerca semplicemente una dieta alternativa a quella mediterranea.

Inoltre, tra i principali alimenti ammessi in chetogenica troviamo moltissimi cibi che si collegano alla successiva tecnica di biohacking di cui ti voglio parlare, ovvero l’assunzione di nootropi.

Il salmone e il tonno fresco infatti sono anche detti cibi nootropi, e se consumati regolarmente aiutano a migliorare non solo la salute (hanno un riconosciuto potere antiossidante) ma anche l’umore, grazie al loro elevato contenuto di Omega-3 come l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA).

Inoltre, la dieta chetogenica è riconosciuta come regime alimentare adatto per tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue: un principio molto apprezzato dai biohackers, in quanto permette di prevenire le patologie di natura metabolica e la dipendenza da zuccheri.

Integrazione e nootropi

Una seconda tecnica di biohacking, questa volta riguardante l’hackeraggio della mente, consiste nell’assumere quotidianamente e in determinati momenti della giornata alcuni composti naturali o sintetizzati in laboratorio noti come nootropi.

Queste sostanze, fra le quali figurano anche la caffeina e il ginseng, hanno guadagnato una notevole popolarità nella società altamente competitiva di oggi, e vengono primariamente impiegati per aumentare la memoria e la concentrazione, ma anche la motivazione e la creatività.

Secondo il biohacking, le sostanze ed i nutrienti che assumiamo influenzano in modo diretto le prestazioni mentali. Per questo motivo molti biohackers consumano integratori contenenti sostanze con azione dopaminergica (vitamina B6, vitamina C, Fenilalanina) serotoninergica (triptofano) o alcuni estratti vegetali di piante come Melissa, Rhodiola Rosea, Ashwagandha, tè, Hypericum perforatum e molte altre sostanza che si ritengono essere stabilizzanti dell’umore.

Caffeinacreatina, e alcuni medicinali definiti “smart drugs” (spesso ottenibili solo tramite prescrizione medica) sono poi ricercati dai biohackers in quanto capaci di aumentare concentrazioneattenzione, resistenza e apporto di ossigeno al cervello.

Le dosi e le modalità di assunzione dei nootropi variano da persona a persona, così come i risultati che queste sostanze generano. Il consiglio, nel caso si intraprenda un percorso di questo tipo, è comunque sempre quello di consultare un medico.

Secondo ricerche recenti, sono necessari ulteriori studi in materia per capire gli effetti benefici e potenzialmente dannosi dei nootropi sull’organismo.

Idratazione

Anche la gestione dell’idratazione corporea fa parte delle principali tecniche di biohacking, ed è anche una di quelle riconosciute dalla scienza ufficiale. Alla base delle regole riguardanti l’assunzione di liquidi, vi è l’assunto che ogni cellula corporea richiede una corretta idratazione per funzionare in modo ottimale.

Molte persone, tuttavia, trascorrono gran parte della giornata in uno stato di disidratazione, ma difficilmente se ne accorgono. Ciò infatti non è determinato solo da una scarsa assunzione di acqua, ma anche dalla qualità di quest’ultima.

Secondo il biohacking, l’unico modo per idratarsi correttamente consiste nel consumare acqua priva di contaminanti (come per esempio il cloro) e ricca di minerali.

Gestione del sonno

Si sente spesso ripetere che un sonno di qualità rappresenta la chiave per una buona salute e per longevità. Anche il biohacking condivide questo principio, e riconosce al sonno una importantissima funzione disintossicante rigenerante per l’organismo. Mentre dormiamo infatti, il corpo ripara molti dei danni subiti durante il giorno precedente.

Purtroppo però, molte persone faticano a concedersi un sonno adeguato durante l’arco della settimana. Ciò comporta una compromissione dannosa del ritmo circadiano (quello che scandisce le funzioni fisiologiche in base al ritmo sonno-veglia).

Le conseguenze negative di un sonno disturbato o mancato, di problemi come ansia notturna e insonnia sono molte, e porterebbero ad un invecchiamento più rapido e a sviluppare vari problemi di salute, che comprendono per esempio disturbi della pelle, dolori articolari a disturbi gastro-intestinali.

Ecco le principali strategie di biohacking per migliorare il sonno e il tempo trascorso a letto:

In generale, il biohacking si concentra sul creare le condizioni ottimali per facilitare il sonno, e privilegia la pratica di attività rilassanti prima di andare a dormire, come meditazione, lettura, ascolto di musica e tutto ciò che può aiutare il cervello a rallentare la sua attività gradualmente.

Attività fisica: come praticarla secondo il biohacking

È risaputo che una vita sedentaria rappresenti uno dei maggiori fattori di rischio per la salute. Secondo il biohacking, il nostro corpo ha bisogno di attività fisica costante per aumentare l'ossigeno nel sangue e per mantenere attivo il cuore, ma anche per ritardare l’invecchiamento.

Ecco alcune tecniche ed esercizi rivolti alla programmazione dell’attività fisica quotidiana:

  • costruisci una routine di movimento giornaliera della durata di circa un’ora, che includa attività aerobica e anaerobica e che si concentri sull’uso della maggior parte dei muscoli;
  • riduci il tempo trascorso seduto procurandoti una scrivania per lavorare in piedi. 
  • sostituisci gli spostamenti in auto con quelli in bici o a piedi;
  • usa le scale frequentemente;
  • pratica attività sportive di gruppo o individuali almeno due volte a settimana.

Un assunto della disciplina è il seguente: “Ricorda di usare il tuo corpo tanto quanto usi la tua mente”. Il movimento fisico rappresenta secondo il biohacking una delle chiavi principali per allungare la vita!

Biohacking e stress: la respirazione

Nonostante rappresenti la base della vita per come la conosciamo, la respirazione è un’attività che molte persone danno per scontata, soprattutto perché avviene al di sotto della soglia di consapevolezza cosciente.

Il biohacking insegna però che cambiare la respirazione può migliorare nettamente le prestazioni di tutto il corpo, andando ad agire beneficamente anche sulla psiche.

Ci sono molti modi diversi di respirare, alcuni piuttosto semplici da praticare quotidianamente a casa. Ecco alcuni consigli provenienti da chi pratica biohacking nella sfera della respirazione.

  • Evita il più possibile di respirare con la bocca, anche di notte. Se sai di respirare in questo modo, puoi reperire in commercio alcuni cerotti specifici per facilitare la respirazione nasale. Diverse ricerche mostrano che respirare con il naso migliora la qualità del sonno e garantisce una migliore funzione cognitiva.
  • Rimuovi le tossine e le micropolveri con un buon depuratore dell’aria, così da permettere all’apparato respiratorio e all’organismo più in generale di respirare senza incamerare sostanze nocive.
  • Cerca di fare respiri lenti e profondi, cercando di utilizzare il diaframma. Una respirazione lunga riduce immediatamente ansia e stress.
  • Esercitati nella pratica dell’apnea. Padroneggiare meglio l’uso dell'ossigeno migliora la salute generale, la circolazione e previene malattie come l’asma.

Seguendo questi semplici consigli, è possibile veder incrementare notevolmente i livelli di energia quotidiana, dormire meglio e conseguentemente massimizzare le performance di corpo e mente durante la giornata.

Il biohacking è sicuro?

È vero, come ben argomentato in un rapporto del 2017 del Brookings Institute, il biohacking rende facilmente disponibile materiale scientifico spesso complesso e difficile da ridurre a qualche semplice regoletta, introducendo anche innumerevoli problemi relativi all’affidabilità delle fonti e alla sicurezza.

Comprendere le conseguenze a lungo termine dell'alterazione dei geni o della sperimentazione sugli esseri umani può essere difficile senza una pratica scientifica controllata.

Alcune forme di biohacking si sono rivelate completamente sicure, in quanto consistono nel monitoraggio e nel cambiamento minimo di alcune abitudini errate.

È infatti risaputo e supportato anche da evidenze scientifiche che la prevenzione rappresenti il migliore trattamento contro malattie e invecchiamento precoce.

Assumere determinati integratori o apportare modifiche alla dieta, soprattutto dopo aver consultato il proprio medico, è oggi considerato sicuro, così come praticare attività fisica, meditazione, ma anche evitare di trascorrere troppo tempo di fronte allo schermo dello smartphone.

Conclusioni

Concludendo, possiamo dire che oggi il termine “biohacking” è ancora spesso frainteso.

Sentendolo nominare, molte persone credono che essere biohacker richieda di effettuare impianti sottocutanei di gadget fantasiosi, oppure che consista in un monitoraggio infinito di quantità inutili di dati e assunzione di moltissimi integratori diversi ogni giorno.

In realtà però, il biohacking è molto più semplice di così. Sì, negli stadi più avanzati esso può effettivamente arrivare ad incorporare dispositivi, dati e integratori.

biohacker stessi però consigliano ai principianti di iniziare a fare pratica le tecniche base, quelle cioè che coinvolgono sonno, idratazione, esposizione alla luce, respirazioneesercizionutrizione, cura della psiche.

Una volta appresi i fondamenti esposti in questo articolo, qualsiasi hacking avanzato non sarà altro che un’aggiunta, che ogni individuo potrà applicare a propria discrezione.

Naturalmente, è sempre bene ricordare che l’intraprendere o meno un percorso come quello del biohacking dovrebbero sempre essere oggetto di discussione e confronto con un medico o con uno specialista di fiducia.

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Una risposta

  1. Splendida sintesi e ottima esposizione, dottoressa.
    Sarebbe interessante che un po’ alla volta sviluppi i vari argomenti anche con dei video sul suo canale YouTube, soprattutto riguardo a quelli più sconosciuti, come la pratica delle apnee e l’uso di acqua non contaminata.

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